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Corpi?

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“Corpi?” è un progetto di documentazione e reinterpretazione attraverso l’utilizzo della fotografia per arrivare alla creazione di collage.
Tema costante della ricerca è l’analisi della rappresentazione del corpo femminile sui muri del centro di Atene: stencil, graffiti, dipinti sono il materiale da cui prende vita la ricerca.
Immagini di donne che richiamano a significati differenti confluiscono successivamente nei collage, provocando così punti di vista prima inesistenti.

BOLOGNINA BASEMENT, pubblicazione del progetto “Corpi?”

Bolognina Basement è una visione centralmente periferica sul presente, sulle produzioni culturali e su cosa significa fare cultura indipendente oggi in Italia. Illustrazione, cinema, fumetto, arti urbane, letteratura e musica sono il punto di partenza per raccontare le storie di persone, luoghi, territori e relazioni, per tracciare percorsi di lettura personali e collettivi.

http://www.bologninabasement.it/corpi/

Cos’è un corpo?
E’ questa la prima questione d’affrontare nel tentativo di interpretare i collage presenti all’interno dell’installazione “EPOMENISTASI, ATENE: muri e corpi di una metropoli contemporanea”.
Questo perché la sezione “CORPI?” si presenta come un’esposizione che mostra, in prima istanza, che tipo di rappresentazioni corporee femminili ci restituisce la comunicazione urbana di Atene.
Una definizione univoca di tale concetto è pressoché impossibile: non la danno le diverse discipline che lo assumano come oggetto di studio, né tanto meno esiste una percezione soggettiva o una descrizione individuale omogenea.
Oppure no?
Se si analizza il pensiero occidentale ci si rende immediatamente conto che l’elaborazione di cosa un corpo debba essere è uno dei pilastri su cui questo si basa, intrinsecamente legato alla concezione cartesiano di Soggetto: maschile, bianco e occidentale. Da una prospettiva di genere tale produzione corporea è ancora più rigida: per quel che riguarda la donna, il suo è un corpo secondario, funzionale a ribadire il primato e il dominio del Soggetto maschile.
Chi non rientra in queste categorie ne viene automaticamente escluso.
Questo potente modello normativo assume caratteristiche ancor più evidenti e violente nello spazio pubblico urbano, il quale svolge la doppia funzione di legittimarlo e di riprodurlo. In esso hanno diritto di accesso solo ed esclusivamente i comportamenti considerati normali e giusti: per tutti i corpi non iscrivibili nella rigidità dualistica del paradigma eterosessuale l’accesso allo spazio pubblico è direttamente negato, in quanto non esistono norme di comportamento adeguate che possano operare sul loro essere fuori e contro natura.
Osservare che tipo di comunicazione urbana riguarda i corpi è quindi uno strumento importante per iniziare a capire se le norme culturali che li investono sono accettate, ribadite, oppure ripensate e decostruite da parte di chi la città la vive e la connota.
Difficile capire dove inizia lo sguardo di Rita Maralla e dove finisce la città: senza dubbio la sua è una visione capace di restituirci il dinamismo, le strategie di movimento e la congestione che una grande metropoli come Atene impone ai corpi.
Nei suoi collage prende forma un’Atene fatta di donne libere e provocanti, surreali come quelle dei fumetti o reali come la morsa dell’austerity che strozza l’improduttiva Ellada.
Sguardi di donna ammiccanti, provocanti e soprattutto provocatori ti osservano tra le vetrine degli hotel di lusso e quelle impolverate dei palazzi abbandonati.
Icone pop poste fuori dalla logica fallocentrica catturano lo sguardo: sexy per sé, trasgressive perché gli piace. Baci non convenzionali e non convenzionati aprono spazi di decostruzione del pensiero dominante, proprio la dove è stato elaborato e
prodotto.
Corpi osservati, analizzati, catalogati nei loro modi di provare piacere, nello scambio di baci, carezze; corpi controllati ma mai disciplinati pienamente; corpi che se ne infischiano e che fanno l’amore nel bagno di un bar, se ne hanno voglia.
Le alte punte di pensiero di machetti (o di micetti?!) vengono ironicamente ridicolizzate dallo sguardo sempre attento, curioso e mai sovra-determinante di Rita.
La sua arte ha la forza di saperti portare dentro Atene, nei suoi luoghi più intimi e quotidiani.
Grazie ai suoi occhi anche Atene diventa una donna nuda che si guarda allo specchio.

Michela Nardi

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